Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Nel silenzio di chi ha imparato a non esistere
c’è ancora una crepa che respira piano.
Non la vedi, non la tocchi, non la nomini mai,
ma è lì che aspetta il momento sbagliato
per riaprirsi tutta insieme.
Come una lama che scorre nel buio
senza rumore, senza testimoni.
Perde sangue goccia a goccia dentro il petto,
avvelena i sogni prima ancora che arrivino,
toglie ossigeno al colore delle cose.
Poi arrivano mani.
Non perfette, non eroiche, semplicemente presenti.
Mani che non pretendono di capire tutto,
ma restano.
Che ascoltano il silenzio quando fa più male della parola,
e in quel cerchio caldo, senza giudizio,
la ferita finalmente esce allo scoperto.
Nuda. Imbarazzante. Vera.
Non viene coperta, non viene minimizzata,
viene guardata.
E mentre la si guarda insieme,
qualcosa rallenta.
Il sangue smette di correre così in fretta.
La pelle, piano, si riabitua a stare insieme.
Non è magia.
È solo il potere assurdo e banale
di non essere lasciati soli con quella cosa dentro.
Da lì il trauma non sparisce,
ma smette di essere il padrone di casa.
Diventa una stanza che un tempo era sprangata
e ora ha una finestra socchiusa.
Entra luce.
Non troppa, non accecante.
Quanta basta per ricominciare a respirare
e per accorgersi – quasi con stupore –
che il cuore sta ancora battendo,
e che forse, dopotutto,
può permettersi di farlo
senza doversi scusare.